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Cos’è realmente la caccia – Atto I


Che cosa prova un bambino quando assiste per la prima volta alla sofferenza di un animale ferito durante una battuta di caccia? In questo racconto, tratto da un'esperienza realmente vissuta, ripercorro un episodio della mia infanzia che mi ha fatto comprendere che cosa sia realmente la caccia. Una storia che invita a riflettere sulla sofferenza che la caccia provoca agli animali e sul rapporto tra l'uomo e la fauna selvatica.

Tempo di lettura: 5’
Pubblicato: 11.09.2021 · Aggiornato: 19.04.2026


È giusto avvicinare i bambini alla caccia?

Sono appostato assieme a mio padre su un piccolo palco da caccia, realizzato con dei grossi rami di faggio in cima ad alcune roccette che emergono dalla vegetazione sul ripido versante della montagna.

Dal palco si vedono alcune radure, sparse in modo irregolare sul versante ricoperto da stupendi faggi e da altre latifoglie che colorano la montagna di infinite tonalità di colori.

E’ da ore che stiamo tenendo sotto controllo queste radure con il binocolo, nella speranza che esca qualche capriolo. Mio padre mi ha incaricato di controllare una specifica radura ed io ho il compito di avvisarlo non appena vedo qualcosa.

Io uso un vecchio binocolo tedesco della seconda guerra mondiale che era di mio nonno e che, alla sua morte, avevo ricevuto in eredità. In realtà con quel binocolo non si vedeva benissimo... l’immagine non era mai perfettamente nitida, però io ero un bambino... andavo alle elementari ed ero l’unico, tra i miei amici, ad avere un binocolo tutto mio... pertanto andavo molto fiero di quel binocolo.

Tutt’a un tratto vedo che nella radura che sto osservando esce un capriolo... lo guardo attentamente attraverso il mio binocolo e nonostante l’immagine non sia perfettamente nitida, vedo chiaramente che ha le corna... quindi è un maschio... si può uccidere... dovrei dirlo a mio padre... la tentazione di essere stato io ad individuare per primo la preda è fortissima... nella mia immaginazione di bambino mi vedo già rientrare a casa trionfante da mia madre... orgoglioso di essere stato io a vedere per primo il capriolo... ma, dentro di me, non voglio che il capriolo venga ucciso per colpa mia... non so proprio cosa fare... continuo ad osservarlo con il binocolo... lo vedo scegliere con cura le migliori erbe da mangiare... per il momento decido di stare zitto e continuo ad osservarlo... spero che mio padre non lo veda... sto zitto e lo osservo ancora... e più lo osservo... più capisco che non voglio che venga ucciso... quindi decido di non dire assolutamente nulla... non mi muovo nemmeno... a malapena respiro...

Dopo un po’ finalmente il capriolo entra lentamente nel bosco e non lo vedo più... penso “per fortuna è salvo” e tiro un sospiro di sollievo... mi sento un po’ in colpa con mio padre per non averlo avvisato della presenza del capriolo... ma, tutto sommato, penso che, se glielo avessi detto, mi sentirei molto peggio... da un lato mi dispiace anche di aver gettato al vento la mia occasione di gloria... non potrò più rientrare in casa orgoglioso di essere stato io il primo ad individuare il capriolo … “peccato!”.

Intanto mi guardo in giro e mi gusto il colore stupendo dei versanti delle imponenti montagne che mi circondano ricoperte da macchie colorate di infinite tonalità di giallo e rosso e marrone... respiro a pieni polmoni quell’incredibile profumo umido che si respira solo in montagna d’autunno... mi sento proprio bene... è bellissimo!

Poi ad un certo punto vedo che mio padre appoggia il binocolo e prende lentamente la carabina... io mi giro immediatamente e guardo con il binocolo cosa abbia visto... “oh no... è lui!”... era lo stesso capriolo che avevo visto io... ed ora era uscito nella radura che stava controllando mio padre... il cuore mi va a mille... un misto di eccitazione e paura... vedo che mio padre lo sta puntando... ora sta per sparare... ed io non so cosa fare... allora mi accuccio tra le roccette e mi tappo le orecchie... e subito dopo sento partire il colpo... e subito dopo, un secondo colpo... vedo mio padre che appoggia la carabina e prende di nuovo il binocolo... io chiedo “lo hai preso” e lui “l’ho ferito... prendi le tue cose che andiamo a cercarlo!”... io metto tutte le mie cose nello zainetto e seguo mio padre che mi dice “dai veloce... muoviti!”.

Scendiamo dal palco e ci incamminiamo con passo spedito verso la radura. Dopo un po’ di tempo, non ricordo esattamente quanto... forse mezz’oretta, arriviamo alla radura. Ormai il sole è tramontato e comincia a imbrunire... vedo che mio padre si dirige verso un piccolo cespuglio... continua a guardare attentamente per terra... ad un certo punto mi dice “vieni!... da questa parte!”... vedo che l’erba marrone e grigia è colorata di sangue rosso vivo... c’è molto sangue sull’erba... seguo con gli occhi la striscia di sangue... “oh no!”... vedo che tra le erbe piegate c’è qualcosa... è una zampa di capriolo... mio padre mi dice “vieni da questa parte... muoviti!”... io non riesco a staccare gli occhi da quella zampa e lui “dai vieni... dobbiamo cercarlo!”.

Dopo un po’ che seguiamo il sangue lo troviamo... è accovacciato in un punto pianeggiante del bosco sotto un grosso faggio... è proprio lui... è il capriolo che avevo visto prima... ci avviciniamo lentamente... ora siamo a qualche metro di distanza... il capriolo è accovacciato... in una pozza di sangue... è senza una delle due zampe anteriori... gli è stata tranciata dalla fucilata, circa all’altezza del gomito... vedo che si sta leccando il moncone di zampa... lui alza la testa e ci guarda... poi riabbassa la testa e ricomincia a leccarsi la zampa tranciata... io resto immobile... non cammino più... non posso muovermi... e non riesco a staccare gli occhi dal capriolo... lui alza nuovamente la testa e mi guarda... ci guardiamo negli occhi... e continua a guardarmi... mio padre si avvicina... tira fuori il coltello... afferra le corna del capriolo e gli infila il coltello alla base della nuca... per tranciare il midollo spinale... io continuo a guardare il capriolo negli occhi... e li vedo diventare sempre meno lucidi... sempre più velati... e alla fine si spengono completamente ... la vita se né andata... ed io... non potrò mai più dimenticare quegli occhi...

Nel caso questo racconto ti sia piaciuto ti consiglio di leggere anche questo: Cos’è realmente la caccia – Atto II. Intanto ti ringrazio per aver letto questo testo e ti aspetto su DI UOMINI E ALTRI ANIMALI per il prossimo articolo.

ing. Nicola Paoli


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