Gli studi di etologia cognitiva hanno dimostrato che molti animali sono esseri senzienti, capaci di provare dolore, emozioni, affetti e dotati di una propria personalità. È proprio partendo da queste evidenze che filosofi, etologi e giuristi hanno iniziato a proporre un concetto destinato a cambiare profondamente il nostro modo di guardare agli altri esseri viventi: quello di "persone non umane".
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Pubblicato: 29.06.2022 · Aggiornato: 12.07.2026

Le origini del concetto di "persone non umane"
Un giorno un grande uomo disse: “la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”; quest’uomo si chiamava Mahatma Gandhi, personaggio di indiscussa levatura morale ed intellettuale, nominato cinque volte per il premio Nobel per la pace.
Nel lontano 1980 Konrad Lorenz, il grande zoologo ed etologo austriaco, considerato il padre dell'etologia scientifica moderna e premio Nobel per la medicina e la fisiologia, affermò che "chiunque conosca intimamente un mammifero superiore, come un cane o una scimmia, e non si convince che tale essere ha sentimenti simili ai suoi, è psichicamente anormale".
Il 3 novembre 2016 la Terza Corte di Garanzia di Mendoza (Argentina) ha riconosciuto allo scimpanzè Cecilia, rinchiusa in uno zoo, lo status di “soggetto non umano portatore di diritti fondamentali” e ne ha ordinato l’immediata scarcerazione. Analoga decisione venne presa nel 2014 a Buenos Aires dal giudice Alejandra Mauricio in merito all’orango Sandra, anch’essa imprigionata in uno zoo.
Il significato del termine "persona"
Dal punto di vista strettamente etimologico, il vocabolo “persona” deriva dal latino "persona", che a sua volta proviene dall'etrusco "phersu", che aveva il significato di "maschera teatrale" la quale caratterizzava la personalità di quel determinato personaggio teatrale. In sostanza il termine “persona” si riferisce ad un soggetto dotato di una sua specifica personalità. Del resto chiunque abbia avuto la fortuna di condividere parte della propria vita con un cane, un gatto o qualsiasi altro animale, avrà potuto sperimentare in prima persona che ciascun soggetto ha una sua specifica personalità che lo rende un individuo unico e irripetibile (esattamente con noi umani). Ne deriva che, dal punto di vista linguistico, ma non solo, ritengo che il modo corretto per definire gli animali sia quello di “persone non umane”, ossia esseri senzienti dotati di una propria personalità che tuttavia appartengono a specie diverse dalla nostra. Tale definizione sarebbe particolarmente adatta a mammiferi ed uccelli, infatti numerosi studi di etologia cognitiva svolti su mammiferi ed uccelli hanno dimostrato che ogni individuo è caratterizzato da una sua specifica personalità (vedi a tale proposito le pubblicazioni del dott. Marc Bekoff) che lo rende un individuo unico ed irripetibile, in modo analogo a quanto accade nella nostra specie.
Perché gli animali continuano a essere trattati come oggetti
Ma allora, se le moderne conoscenze scientifiche descrivono gli animali come esseri senzienti dotati di una propria individualità, perché nella nostra società continuano ad essere considerati e trattati come oggetti? Come meri agglomerati di carne ad uso e consumo dell’uomo? Per quale motivo molte persone considerano ancora normale ed eticamente accettabile che nei confronti degli animali venga perpetrata ogni sorta di violenza?
Beh, a mio giudizio, questo dipende principalmente da una interpretazione distorta degli insegnamenti di molte religioni, come ad esempio il Cristianesimo dove l’uomo, in quando figlio di Dio e creato a sua immagine e somiglianza, in estrema sintesi, sarebbe l’unico ad avere l’anima. Gli animali, invece, pur essendo creature di Dio, non sono tradizionalmente considerati persone con la stessa dignità ontologica dell'essere umano.
Concetti simili sono presenti anche in altre religioni (non in tutte) e, a mio giudizio, sono proprio queste idee che hanno profondamente influenzato la nostra cultura e il nostro modo di guardare agli animali fin dall'infanzia al punto tale da farci ritenere, erroneamente, che la vita degli altri animali non abbia alcun valore e, cosa ancora più grave, che si possa sottoporre gli animali ad ogni sorta di maltrattamento e violenza.
In realtà, secondo alcuni studiosi, queste idee deriverebbero da distorsioni del messaggio originario del Cristianesimo tant’è che alcuni, tra cui Valentino Bellucci, sostengono che Gesù di Nazareth, i suoi discepoli e anche i primi vescovi della chiesa, fossero rigorosamente vegetariani, proprio per una forma di rispetto verso gli altri animali.
Se vuoi approfondire ulteriormente questo argomento puoi anche leggere il libro del dott. Bellucci “Cristo era vegetariano? Interrogarsi su una parte di storia forse taciuta o dimenticata - Editoriale Programma 2014” oppure il libro di Steven Rosen “Il vegetarianesimo e le religioni del mondo. Un'alimentazione in perfetta armonia con la vita e l'universo - Jackson Libri 1995”
Del resto anche il concetto, tramandato tradizionalmente, secondo il quale l’uomo avrebbe ricevuto il compito di "dominare" sugli animali (Genesi 1:26-28), secondo numerosi biblisti e teologi deriverebbe da un’errata interpretazione e il verbo “dominare” assumerebbe invece il significato di “custodire” o “amministrare responsabilmente” il creato e non certo quello di una sorta di liberatoria per sfruttare gli animali e sottoporli ad ogni sorta di atrocità. Ed è proprio per questo motivo che, personalmente, ritengo che attività come la vivisezione, la sperimentazione sugli animali, la caccia ricreativa, l’allevamento volto allo sfruttamento degli animali ecc. siano attività in netto contrasto con il Cristianesimo.
Del resto, nell’ipotesi che esista un Dio creatore dell’universo, un Dio amorevole e rispettoso della vita come quello cristiano, pensi veramente che questo Dio approverebbe le atrocità che vengono inferte agli animali nelle attività che ho citato sopra? Non credo proprio…
ing. Nicola Paoli - EDUCATORE CINOFILO
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