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I cani pensano?


Gli animali provano emozioni, sentimenti e formulano pensieri? Le ricerche scientifiche degli ultimi decenni hanno rivoluzionato il nostro modo di comprendere la mente animale. In questo articolo analizziamo cosa sappiamo oggi e alcune esperienze personali che invitano a riflettere.

Tempo di lettura: 2’ se leggi solo le parti in grassetto.
Pubblicato: 18.07.2022 · Aggiornato: 10.07.2026


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È vero che gli animali provano emozioni e pensieri?

Quante volte, anche voi, vi sarete sentiti ripetere questa frase pronunciata da parenti o amici che non hanno avuto la fortuna di condividere parte della loro vita con un cane: “ma dai!… che pensieri vuoi che abbia?… è solo un cane...”, ma è proprio vero che un cane è “solo un cane” e più in generale, è proprio vero che “un animale è solo un animale”?

Vediamo brevemente cosa ne pensa la scienza al riguardo.

Attualmente la posizione ufficiale della scienza su questo argomento è molto chiara: gli animali sono esseri senzienti, ovvero sono forme di vita in grado di sentire il dolore, esattamente come lo percepiamo noi e di provare emozioni, sentimenti e pensieri in modo del tutto analogo alla nostra specie. Chiaramente la complessità e la raffinatezza delle emozioni, dei sentimenti e dei pensieri aumentano progressivamente man mano che si sale lungo la scala evolutiva fino ad arrivare ai primati ove i sentimenti e le emozioni sono incredibilmente simili a quelle della nostra specie.

Purtroppo, nonostante questi concetti siano considerati un dato scientifico ormai consolidato, supportato da un numero crescente di studi e ricerche scientifiche, molto spesso, quando parlo con amici e conoscenti, mi sento contestare anche questi concetti basilari e ogni volta che salta fuori il discorso sugli animali, mi sento ripetere sempre le solite frasi, accompagnate da un mezzo sorrisetto divertito: “Ma dai … che assurdità… un animale è un animale… non prova sentimenti o emozioni né tantomeno è in grado di pensare”; alcuni arrivano addirittura a sostenere le cose più assurde, tipo che gli animali non sentano dolore, o che comunque non lo percepiscano come noi.

Penso quindi sia di fondamentale importanza, come prima cosa, rendersi conto che il principio secondo il quale gli animali sono esseri senzienti non nasce da strampalate ideologie di qualche animalista sognatore, ma rappresenta la posizione ufficiale della scienza.

Cosa dice la scienza sugli animali senzienti?

A tale proposito basti pensare che questo concetto è stato inserito come valore fondante dell’Unione Europea in uno dei suoi trattati costituenti; infatti nel Trattato di Lisbona al Titolo II, art.13 si afferma appunto che “omissis …. l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti… omissis”.

Del resto, per chi vive o ha vissuto, assieme ad un cane o un gatto, questi concetti sono chiari e lampanti come il sole e non serve certo uno scienziato a spiegargli che il suo compagno a quattro zampe prova delle emozioni (paura, gioia…), dei sentimenti (amore, odio, gelosia…) e dei pensieri.

Un gatto può ragionare?

Soprattutto il fatto di attribuire agli animali la facoltà di pensiero, a quanto pare, rappresenta un tabù particolarmente difficile da accettare e da superare e quindi, su questo aspetto, vorrei riportare due esperienze che ho vissuto in prima persona e che, a mio giudizio, sono particolarmente significative.

Il primo esempio riguarda il gatto dei miei genitori il quale ha imparato ad aprirsi le porte di casa da solo in modo tale da poter accedere a suo piacimento a tutti i locali dell’abitazione; è evidente che questo risultato ha implicato un processo mentale di osservazione, apprendimento e ragionamento. Infatti il gatto, come prima cosa, ha dovuto osservare le azioni che compivano i miei genitori e capire che per aprire la porta era preventivamente necessario abbassare la maniglia; poi ha dovuto trovare una soluzione funzionale ed efficace per riuscire appunto ad abbassare la maniglia della porta pur essendo fisicamente molto diverso da un umano. Beh è evidente che il gatto, per imparare ad aprirsi le porte di casa, ha dovuto utilizzare un processo mentale che è iniziato con l’osservazione della realtà e si è concluso con l’individuazione di una strategia, diversa da quella che aveva osservato, ma che gli consentisse tuttavia di produrre il medesimo risultato, ossia quello di aprirsi le porte. E’ evidente che questo processo mentale non può che essere definito pensiero.

Un cane può progettare e costruire uno strumento?

Quando parlo di pensiero negli animali non posso fare a meno di raccontare quest’altra esperienza che ho vissuto in prima persona molti anni or sono. Durante un’escursione di scialpinismo mi ero fermato, assieme ad altri escursionisti, nei pressi di una baita posta a circa 1800 m di quota. Era primavera e sulla superficie della neve si potevano vedere alcuni rami di larice caduti durante l’inverno. Ad un certo punto è arrivato un escursionista con un cane e mentre l’escursionista si era seduto per bere un po' di tè, ho notato che il suo cane iniziava ad armeggiare con un ramo di larice lungo un paio di metri, caduto a terra e ricoperto da molti rametti secondari. Incuriosito, ho iniziato ad osservare il cane il quale, prima ha liberato il ramo dalla neve e poi ha iniziato a strappare con i denti tutti i rametti presenti sul ramo principale. Una volta strappati tutti i rametti, ha iniziato a rosicchiare il ramo in un punto specifico, tagliandolo infine in due pezzi dei quali uno lungo circa 40 cm. A questo punto il cane ha preso in bocca il bastone da 40 cm ed è corso dal suo umano con il quale ha cominciato a giocare: l’uomo lanciava il bastone al cane il quale lo rincorreva e lo riportava all’uomo; vedendo giocare il cane era evidente che quel gioco lo divertiva moltissimo.

In tutta onestà, ripensando a questa scena, non posso fare a meno di giungere alla conclusione che quel cane aveva costruito uno strumento (in questo caso un giocattolo) e che per farlo aveva adottato un ragionamento che, per quanto semplice ed elementare, dobbiamo tuttavia ascrivere ad un processo mentale di tipo progettuale.

Questo episodio, nonostante siano passati ormai molti anni, è sempre vivo nella mia mente in quanto, fino a quel momento, ero convinto che solo in primati fossero in grado di costruire strumenti da utilizzare per svolgere altre attività.

Perché è importante riconoscere le capacità cognitive degli animali?

In questo articolo abbiamo visto che la scienza ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che tutti gli animali sono esseri senzienti e che quindi tutti sentono dolore e abbiamo capito che mammiferi con livello evolutivo paragonabile a quello di cani e gatti sicuramente provano emozioni, sentimenti e addirittura pensieri, in alcuni casi anche molto raffinati.

Queste conoscenze sono ormai ampiamente consolidate nella letteratura scientifica e rappresentano il punto di riferimento della maggior parte della comunità scientifica che si occupa di comportamento e benessere animale. Chiaramente, come sempre, ci sono anche esponenti del mondo scientifico che sostengono le cose più assurde… c’è anche chi nega che gli animali sentano dolore… ma bisogna capire che questo è fisiologico; anche nell’ambiente scientifico c’è una piccola percentuale di individui che, pur di perseguire i propri interessi, sono disposti ad affermare qualsiasi sciocchezza… è un po' come gli storici che negano l’esistenza della shoah.

ing. Nicola Paoli · EDUCATORE CINOFILO


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