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La caccia è utile o dannosa?


La caccia viene spesso presentata come una tradizione, un'attività naturale e uno strumento indispensabile per la gestione della fauna selvatica. Ma è davvero così? In questo articolo analizzo alcuni dei principali argomenti a favore della caccia alla luce dell'etologia, dell'etica e della mia esperienza personale.

Tempo di lettura: 2’ se leggi solo le parti in grassetto.
Pubblicato: 05.09.2024 · Aggiornato: 30.08.2026


sfatiamo alcuni miti sulla caccia - uccidere per divertimento - cacciatori - bugie sulla caccia

La caccia ricreativa è davvero un comportamento naturale?

Leggendo i commenti che scrivono le persone sui social media in merito a questo argomento, mi sono reso conto che la gente non ha la benché minima idea di cosa sia realmente la caccia. Molti sostengono che la caccia è un’attività naturale in quanto tutti gli animali carnivori cacciano e quindi la caccia rientra nell’ordine naturale delle cose. In realtà, senza iniziare a disquisire se l’uomo sia o meno carnivoro, è evidente che gli altri animali cacciano per procurarsi il cibo e non certo perché si divertono ad uccidere; tant’è che i predatori ogni volta che cacciano mettono comunque a rischio la propria incolumità e quindi lo fanno solo quando è strettamente necessario. A mio giudizio, il fatto di uccidere per divertimento, rappresenta un comportamento aberrante, peculiare della nostra società e non certo dell’uomo in quanto tale, tant’è che le civiltà del passato che vivevano a contatto con la natura, nutrivano un profondo rispetto per le altre forme di vita. Basti pensare al profondo rispetto che gli indiani d’America avevano per tutti gli altri animali, che consideravano fratelli e che uccidevano solo ed esclusivamente per sopravvivere; anche loro andavano a caccia, ma ritenevano profondamente immorale il comportamento dell’uomo bianco che uccideva i bisonti per divertimento. E in effetti io penso che ci sia proprio qualcosa di profondamente immorale nell’atto di uccidere per divertimento… un comportamento contrario all’ordine naturale delle cose in quanto, a mio giudizio, tale comportamento nasconde un profondo disprezzo per la vita. E’ per questo motivo che gli individui che oggi si divertono a uccidere un capriolo sparandogli da 500-800 m di distanza con fucili di precisione che non danno alcuna possibilità di fuga alla preda, a mio giudizio, non dovrebbero nemmeno essere chiamati cacciatori… non stiamo infatti parlando di caccia… stiamo parlando di tutt’altra cosa… a mio giudizio, stiamo parlando di violenza gratuita su animali indifesi.

Gli animali soffrono durante la caccia?

Parlando con la gente ho poi notato che la maggior parte delle persone è convinta che quando un cacciatore spara ad un animale, questo muoia sul colpo senza soffrire; purtroppo la realtà è molto diversa da questa visione fiabesca propagandata dai cacciatori... gli animali spesso vengono feriti e muoiono dopo atroci sofferenze… sotto gli occhi indifferenti dei cacciatori (se vuoi leggere due aneddoti di vita vissuta ti consiglio Cos’è realmente la caccia – Atto I e Cos’è realmente la caccia – Atto II).

I cacciatori amano davvero la natura e rispettano gli animali?

Un altro concetto, a mio parere surreale, che i cacciatori nel corso degli anni sono riusciti ad inculcare nell’immaginario collettivo è l’idea di un loro presunto amore per la natura e rispetto per gli animali, tant’è che molte persone li vedono come premurosi custodi della fauna selvatica.
L'idea che la caccia rappresenti una forma di amore per la natura è, a mio giudizio, difficilmente conciliabile con l'uccisione volontaria degli animali infatti l’amore implica rispetto... tutela... protezione... se ami qualcuno o qualcosa, certamente non gli farai mai del male ma, al contrario, ti adopererai per tutelarlo e proteggerlo in tutti i modi possibili. Se ami gli animali, cercherai di rispettarli, tutelarli e proteggerli e certamente non li ucciderai a fucilate per divertimento.

La caccia di selezione è davvero necessaria?

Altro mito da sfatare è quello della caccia di selezione, che viene proposta alla popolazione, come prezioso e insostituibile strumento per la gestione della fauna selvatica. Devo ammettere che, in questo caso, le associazioni venatorie sono state veramente abili; a mio giudizio hanno infatti messo in piedi una straordinaria operazione di marketing, veramente ben impostata e ben riuscita soprattutto perché, il concetto della caccia di selezione, trae effettivamente spunto da motivazioni scientifiche credibili. Il problema fondamentale però è che, a mio giudizio, la caccia di selezione è solo un pretesto per giustificare la normale caccia a scopo ludico, facendola apparire al resto della popolazione come qualcosa di utile, se non addirittura di indispensabile... una sorta di male necessario per mantenere in buona salute la fauna selvatica. Questo ha sempre consentito ai cacciatori di presentare la caccia come importante strumento di gestione della fauna e di conseguenza, far apparire anche la figura del cacciatore sotto una luce positiva tant’è che, soprattutto nei paesi di montagna, i cacciatori sono di fatto ben visti dal resto della popolazione.

Per quanto mi riguarda, sulla caccia di selezione operata dai cacciatori, sono sempre stato molto scettico, principalmente perché conosco molto bene i cacciatori in quanto ho avuto modo di ascoltare per anni i loro discorsi dai quali ho maturato l'impressione che l’obiettivo principale (almeno dei cacciatori che ho sentito parlare) non era certo quello della caccia di selezione, ma piuttosto era quello di uccidere gli esemplari più forti e più belli per aggiudicarsi i trofei migliori; quindi l’esatto contrario dello scopo teorico della caccia di selezione che, almeno in teoria, dovrebbe essere esclusivamente finalizzata al solo prelievo degli esemplari più deboli e malati, lasciando invece vivere quelli belli e forti. Inoltre ho sempre trovato assolutamente inaccettabile dal punto di vista scientifico la scelta di affidare a persone prive di una specifica formazione scientifica in biologia o etologia, un ruolo così importante all’interno del sistema di gestione della fauna selvatica. Non bisogna infatti dimenticare che quest’ultima rappresenta un’importante bene pubblico e in quanto tale, andrebbe gestita da figure professionali con specifiche competenze nel settore, ossia biologi ed etologi, che operino in strutture pubbliche svincolate dal potere politico locale e dagli interessi dei cacciatori.

Inoltre, se fino a qualche anno fa la caccia di selezione poteva anche avere una sua giustificazione teorica oggi, dopo la reintroduzione dell’orso e la comparsa del lupo sulle alpi, a mio giudizio, la caccia di selezione, assieme alla caccia ludica, rappresenta una pratica dannosa, in quanto sottrae ai grandi carnivori le loro prede naturali, inducendoli di conseguenza a predare il bestiame. Pertanto io ritengo che, al giorno d’oggi, sia fondamentale sospendere immediatamente ogni attività di prelievo venatorio, ivi compresa la caccia di selezione, anche per limitare le predazioni di bestiame.

Le implicazioni etiche della caccia

Per analizzare la caccia dal punto di vista etico bisogna innanzitutto partire dal presupposto che gli animali, tradizionalmente, sono sempre stati considerati esseri inferiori, la cui vita non avrebbe alcuna importanza. Questa puerile visione antropocentrica del mondo, a mio giudizio, si basa sugli insegnamenti di molte religioni che hanno sempre propagandato l’idea che la nostra specie sarebbe superiore a tutte le altre in quanto avrebbe addirittura origini divine... pensa te... mentre, a loro dire, tutte le altre specie animali sarebbero poco più di oggetti, messi a disposizione dell’uomo affinché ne disponga come meglio crede. Premesso che non ho assolutamente nulla contro le religioni né, tantomeno, contro la spiritualità delle persone, ritengo tuttavia che sarebbe opportuno basare le proprie opinioni sulle evidenze scientifiche piuttosto che su credenze popolari. La scienza (vedi ad esempio gli studi di dell’etologo Marc Bekoff) ha dimostrato ormai da decenni, e senza alcun’ombra di dubbio, che gli animali sono “esseri senzienti”; ossia sono esseri viventi che percepiscono il dolore esattamente come lo percepiamo noi e che provano emozioni, sentimenti e pensieri del tutto analoghi a quelli della nostra specie. Tali emozioni, sentimenti e pensieri, diventano sempre più simile all’uomo man mano che si sale lungo la scala evolutiva, ma già in un mammifero evoluto come un cane o un capriolo, risultano incredibilmente simili a quelli della nostra specie. Volenti o nolenti, questa è la realtà fattuale delle cose, ed è proprio per questo motivo che, a mio giudizio, la nostra società non dovrebbe più tollerare che altri esseri senzienti innocenti vengano massacrati a fucilate per divertimento. Alla luce di quanto sopra ritengo che ciascuno di noi dovrebbe opporsi attivamente alla caccia in modo tale da giungere, quanto prima, l’abolizione definitiva di questa pratica, a mio giudizio, profondamente immorale.

I rischi della caccia per la sicurezza delle persone

Infine, ma non per importanza, va sottolineato il fatto che, secondo i dati dell'Associazione Vittime della Caccia, in Italia le attività venatorie sono associate mediamente a circa 28 decessi all'anno (415 PERSONE UCCISE IN ITALIA CON ARMI DA CACCIA dal 2007 al 2022 - Fonte dati: “www.vittimedellacaccia.org” – Copyright©2007-2022 Associazione Vittime della caccia). Chi è a favore della caccia si difende sostenendo che tali vittime sarebbero causate da incidenti e quindi, a loro dire, non sarebbe colpa né della caccia né tantomeno dei cacciatori. Tale ragionamento, a mio giudizio, è totalmente sbagliato semplicemente per il fatto che, se ora si abolisse la caccia, le 28 persone circa che la statistica ci dice dovrebbero morire il prossimo anno a causa dell’attività venatoria, rimarrebbero vive.

ing. Nicola Paoli · INGEGNERE PER L’AMBIENTE E IL TERRITORIO


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